RACCONTI A DIECI MANI : Decimo racconto

 




NELLA TESTA DI UNA DONNA


Disteso sul letto rimuginava su quel che era successo il giorno prima e si interrogava. L'aveva portata a cena fuori, avevano riso e parlato e dopo...a casa sua...lui aveva avuto una bella erezione e avevano fatto sesso. Tutto sommato una bella serata. Quindi? Perché quel biglietto? Di cosa si vergognava? Ad un tratto si addormentò e sognò di entrare nella sua testa...Cazzo che disordine!

In realtà era come l’aveva sempre immaginata, confusa, con abissi profondi e ripide salite seguite da interminabili discese. Eppure che contraddizione quello stato caotico con il modo in cui effettivamente si presentava esternamente: attenta alla gestione della casa, con un’attitudine naturale all’ordine e alla pulizia, paziente ed obbediente, con un carattere docile e mai aggressivo, che supporta il suo uomo nei percorsi tortuosi della vita, perché come si sa ‘dietro ogni grande uomo si nasconde una grande donna’…dietro! Le donne, ecco il loro mistero, ecco perché sono così difficili da decifrare! Quel giorno voleva essere solo un neurone qualsiasi, cucchiaio d'acqua nel mare, ma ben presto alcune sinapsi, a cui era stato costretto, lo indirizzavano inequivocabilmente all'incazzo mensile che il destino gli aveva assegnato, checché ne pensassero quei quattro fighetti della corteccia prefrontale.  E già gli rodeva il neuroculo.

Facendo leva sugli improrogabili impegni presi si riebbe dal sonno, ma portò con sé il sogno. Gli sarebbe piaciuto restare a godere del suo riposo ancora un po’, ma aveva quell’impiccio da risolvere, lo aveva promesso al suo caro amico Carlo. Mai che gli capitasse qualcosa di agile e semplice! Come gli sarebbe piaciuto essere nato donna, meno responsabilità, sempre supportata nelle sue fragilità e coccolata, dispensata dai lavori più duri e dedita alla cura della famiglia. Si, mensilmente doveva vedersela con dei doloretti e scariche ormonali, ma nulla di ingestibile, qualche compressa e tutto scompare beatamente! Che sogno! A proposito di quei periodi, si ricordò dell’elenco di quattro parole che utilizzò un suo amico parlando della sua compagna quando era in quei giorni lì. Quattro brevi parole ma decisamente efficaci:

sbalzi

concerto

umorali

ecatombe

Rise ripetendole ad alta voce… che lagnose le donne! Sospirò. Sempre a recriminare, sempre a far notare ogni piccolo e involontario errore di un uomo e del proprio uomo in particolare, sempre a piangersi addosso e a vedere nelle altre donne delle nemiche, anche fra quelle più innocue. Come se un uomo non fosse capace di parlare con una donna senza pensarla distaccata dalla sua fisicità, considerando che non tutte sono poi così avvenenti! Anzi! Dopo aver sedotto l’uomo con il miraggio della spensieratezza di una donna che ama divertirsi, essersi ‘accasate’ e, soprattutto, arrivate ad una certa età, tendono a lasciarsi andare. E’ il matrimonio il loro reale obiettivo, di tutte, anche quelle che lo dichiarano meno volentieri. Dopo aver raggiunto la meta i loro atteggiamenti cambiano, diventano più ‘mamme’ e per divertirti non ti resta che aspettare la serata concessa settimanalmente per vederti con gli amici, per continuare ad essere giovane.

Incontrò Carlo che gli propose di bere una birra prima di darsi da fare. Cominciarono a chiacchierare, il locale di un tipo che conoscevano aveva chiuso inaspettatamente e c’erano molte voci in giro sul perché. Fra le tante decisero di prendere per buona quella che si era giocato tutto col gioco d’azzardo. Lo sapevano tutti che a lui piaceva puntare forte e spesso capitava che, quando il locale era nel suo giorno di chiusura, organizzasse delle bische fra amici, ma di amichevole c’era ben poco visto il valore delle puntate! Una volta Carlo ci si era ritrovato e per fortuna, ricordava, gli era capitata qualche buona mano, altrimenti sarebbe venuto fuori di lì senza avere più la macchina. E con loro non si scherzava, gli accordi andavano mantenuti. Sul modo in cui venissero fatti rispettare c’erano tante ipotesi, ma nessuno che loro conoscessero aveva mai dichiarato se ne era stato vittima e in che modo. “Libero sfogo alla fantasia criminale di ognuno, quindi!” disse Carlo ridendo. Quando si alzarono le birre che contarono sul tavolo furono sei. Ne presero altre due da portarsi via… dopo il lavoro sarebbero state una giusta ricompensa.

Passò ancora un paio d’ore col suo amico prima di indirizzarsi verso casa, si sentiva stanco, leggermente ebbro. Ancora qualche centinaio di metri lo separavano dal traguardo. Infilò la chiave nella toppa del portone, lo spinse con forza e poi lasciò che si richiudesse lentamente alle sue spalle. L’ascensore era bloccato e lui non fece neanche il tentativo di urlare nella speranza che ci fosse qualcuno che ne fosse appena uscito e potesse chiudere con più accuratezza il cancello. Prese la rampa delle scale, consapevole che sarebbe dovuto arrivare al quinto piano. Abitualmente non aveva problemi al riguardo, era sempre stato una persona atletica che si era dedicata negli anni a diversi sport, ma in quel momento gli sarebbe piaciuto ridurre il tempo che lo separava dal divano, considerando la lentezza dei suoi movimenti! Arrivato al primo pianerottolo sentì una porta che si apriva.

Chiuse gli occhi e pregò non fosse quell’impicciona responsabile della gestione del condominio. Invece era proprio lei, maledizione e lo bloccò immediatamente. Voleva parlare di un problema in cantina questa volta, Miss Non Funziona Mai Nulla! La ascoltò con gli occhi socchiusi, sapeva che non lo avrebbe lasciato andare se non le avesse concesso del tempo e non l’avesse assecondata nelle sue paturnie. Dopo dieci minuti di soliloquio sembrò soddisfatta, lo lasciò andare, ma continuò dubbiosa a guardarlo mentre riprendeva la sua scalata ai piani.

Arrivato al divano provò ad addormentarsi, ma subito fu distratto dal pensiero di lei. La immaginò turbata e contesa fra le due antitetiche consigliere della sua mente che erano sempre lì a scontrarsi e lei non sapeva a chi stare a sentire. L’eroina del ben pensare con un avocado in testa sosteneva che c’era qualcosa di più, visto che in una settimana si erano visti due volte, invece la disfattista cinica con la banana in testa diceva che doveva essere più pratica. E lei restava con lo spazzolino da denti in mano senza decidersi se portarlo con sé. Gli piacque l’immagine di lei indecisa davanti allo specchio mentre pensava a lui e decise che sicuramente si sarebbero rivisti. Si sentì più sereno e fiducioso.

Così rilassato si addormentò e sognò di entrare nella sua testa...Cazzo che disordine! Venne travolto da un flusso di coscienza impetuoso e sentì lei che pensava “esco, non esco, mi vesto, cosa mi metto, trucco non trucco, tacchi, ginniche, rossetto rosso, blu o bianco? Quell’uomo è un uomo? Ho il sospetto che non lo sia. La gonna la metto, si la metto, magari è troppo corta? Metto il pantaloncino, o forse no, ho i peli alle gambe. Bevo non bevo, rischio non rischio. Chi cazzo è questo sfigato? Però un po’ mi piace. Gli do il numero? Meglio di no…me la tiro un po’ e poi glielo do. Che fai? Guardi un’altra? Ma sto sfigato! Il numero lo vuoi ancora? Attaccati al cazzo!”.

Si destò bruscamente dal sonno, si avventò sul cellulare per controllare se aveva mancato una chiamata, o almeno un messaggio. Nulla. Si decise a chiamarla, nessuna risposta. Riprovò ancora nei giorni seguenti e, quando passarono i mesi, di tanto in tanto, faceva un tentativo. Un giorno la intravide, bella come se la ricordava. Non sapeva se salutarla, ma lei gli si fece incontro con un largo sorriso. Si chiesero come stavano, cosa ci facevano da quelle parti e poi nel momento di congedarsi lei gli disse:”ci siamo divertiti quella sera insieme!” voltandogli le spalle e lasciandolo col profumo dei suoi capelli. Si, ci siamo divertiti ripeté lui con un filo di voce e un sospiro.


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