RACCONTI A DIECI MANI : Nono racconto
Diciamoci la verità: tutto questo non sarebbe partito senza quel wurstel in bermuda a fiori, impertinente e sfarzoso come un cordon bleu a carnevale. In attesa della calura delle sette guardava il disastro che avrebbe combinato sul piatto del suo amico Alessandro, il polipetto batterista.
Non fu costretta ad aspettare a lungo prima che la
facile profezia si avverasse. Il
contenitore si scompose in tantissime particelle che furono attirate al centro
come da un magnete. Venne fuori un odore nauseante che si mischiò a quello del
vomito spiaccicato sulle pareti ormai da giorni.
Sì, perché era diventata comune e tacita decisione
la sperimentazione della reazione di qualsiasi cosa fosse materia all’interno
del microonde. Più i giorni passavano, più le trovate più disgustose sembravano
geniali, più il sudiciume avanzava. Avanzi di cibo, escrementi, bile mista a
succhi gastrici, tutto prendeva forma nuova e misteriosa, una nuova vita…o
almeno così veniva percepita dai partecipanti al rito!
Così la mollica era lì...supina...un po'
bruciacchiata e secca. Indossava un paio di buffi occhiali di crosta da sole
resi fluorescenti dalla luce che irradiava dal forno sull'ospite nel piatto e
insieme a lui girava e girava, in attesa di qualcuno che si accorgesse di lei.
L’ospite
di quell’ennesimo viaggio aveva nello sguardo l’ombra di una missione che le
sfuggiva, per questa ragione la incuriosiva e continuava a fissarlo.
Il piatto girava mantenendo una velocità costante e lui si era seduto
proprio lì al centro con la sua sedia rossa. Lo faceva per ricordare la
sensazione che provava quando, dopo aver raccattato un biglietto dal suo amico
giostraio, si metteva al centro del tagadà e si faceva trasportare da quel
vertiginoso ruotare. La temperatura era perfetta e anche i popcorn appena
scoppiettati erano pronti per essere vomitati a fine corsa.
La
mollica continuava ad osservarlo, ma nulla di eroico si prospettava
all’orizzonte, nessun entusiasmo, nessuno slancio…aveva solo perso del tempo
con il solito idiota con il sorriso piacione che nascondeva un ebete! Era da un
pezzo che non ne poteva più degli uomini, ma di tanto in tanto le piaceva
dargli una possibilità che veniva puntualmente delusa.
Quel
giorno in particolare fu un vero disastro! Loro stavano ancora girando immobili
che lo sportelletto si aprì facendo spegnere la luce. Il piatto fu tirato fuori
e il gesto la fece precipitare sulla base fredda del microonde. Un nuovo ospite
venne inserito e nell’oscurità riuscì solo a sentire il freddo che emanava. Avvertì
l’esitazione nel far partire la macchina, poi delle voci che si sovrapponevano
l’una all’altra, risa su toni concitati ed esasperati. Lo sportello si chiuse,
la luce si accese e ricominciò la giostra.
Sapeva
che c’era qualcosa di inconsueto, stava in allerta. Tutto era silenzio
accompagnato dal leggero fruscio della macchina in funzione, sentì il calore,
ma non si lasciò distogliere. E dopo pochi secondi arrivò… fu uno scoppio secco
seguito dall’onda. Si aggrappò forte all’incrostatura che le sembrò più stabile
e chiuse gli occhi quando le arrivò addosso il liquido caldo misto ad una
materia molliccia. Rimase così immobile, voleva aspettare di sentirsi
istintivamente al sicuro prima di mollare la presa. Il tempo sembrava scorrere
più lento, riusciva a sentire il battito del suo cuore. Aspettò ancora un po’ e
si decise ad aprire gli occhi, lentamente, così come lentamente la sua testa
elaborò quello che era successo.
Si
era squarciata la confezione di latte in quel fornettino del cazzo, la materia
melmosa che si era formata sulle pareti sembrava pappa reale, ma di
"reale" aveva ben poco.
Fu in quel momento che uno
dei ragazzi che partecipava a quel gioco controverso si fece avanti. Lei aveva imparato,
col passare del tempo, a riconoscere i nomi di tutti, associandoli agli sguardi,
ora fulminei, ora allucinati e scintillanti di diversi colori, che
caratterizzavano ognuno di loro. E quel giorno fu Saverio che infilò la testa dentro l'aggeggio e vide quello
schifo! Non ce la fece, per la troppa delusione si tagliò il collo col collo di
una bottiglia rotta. Morì dissanguato in pochi lunghi minuti con la faccia
dentro il microonde.
Mentre il sangue si andava ad aggiungere al latte che la ricopriva
attenuando il freddo che l’aveva investita, provò a pensare alla ragione dietro
il gesto e a ciò che ne sarebbe seguito. Provò ad arrampicarsi per sfuggire
alla risoluzione che si aspettava, ma tutto era viscido e ogni singolo movimento
era improbabile a farsi. Iniziò a tremare e sentì la nausea che risaliva a
quell’odore acre che invadeva l’ambiente.
Udì dei mormorii provenire dall’esterno, poi dei ridolini e qualcuno
tirò via Saverio da quella posizione. Lei non riusciva a vedere bene cosa
stesse succedendo. Un tonfo e poi risa. Riconobbe Arturo mentre infilava
orgoglioso qualcosa nel microonde. Chiuse, la luce si accese e la giostra
riprese identica a se stessa.

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