I QUADRI PARLANTI - Incomparabili italiani
INCOMPARABILI ITALIANI
L'italiana non è una nazionalità, ma una professione. Che non richiede molti studi: la si eredita.
Siamo così da secoli: i nostri nonni vivevano tra le mura di staterelli rivali, comandati da signorotti che, spesso, arrivavano da fuori, e per sopravvivere dovevano arrangiarsi. "Viva la Franza, viva la Spagna, pur che se magna"; per questo, in comune non ci è rimasta che un'istintiva diffidenza verso tutti i governi e la lingua. Si dice che sia la più armoniosa del mondo. Pare che Carlo V abbia detto che usava lo spagnolo con Dio, il francese con gli uomini, il tedesco con il suo cavallo e l'italiano con le donne. Ma non è poi vero che parliamo allo stesso modo, ma intendiamo bene. Ad esempio, da Nord a Sud, la raccomandazione non è un fenomeno, è una pratica necessità. Anche in Chiesa si domanda ai Santi di intercedere. L'italiano è convinto che, senza qualcuno che appoggia e caldeggia, non si ottiene nulla. Bisogna "essere conosciuti" anche per riscuotere una valigia di duemila lire. L'italiano crede più nei favori che nella giustizia.
In che cosa spera? Molti nel Totocalcio, o nelle lotterie; appena le truppe di Vittorio Emanuele II entrarono in Roma, l primo ufficio che aprirono fu la direzione dei banchi del lotto. Sa che solo
l'imprevisto può liberarlo dalla sua condizione. Dallo Stato non si aspetta nulla. Se ha perso un occhio in guerra, gli dà 22.000 lire al mese, 27.000 per un piede, 40.000 per il braccio destro. E i compaesani, magari, lo considerano un fortunato.
"Mi accorgo che siamo in pochi, ormai, a non conoscere l'Italia. Tutti ve ne sanno dire qualcosa.
E poi?". Punto e a capo.

Commenti
Posta un commento